Draghi: “No alla conversione obbligatoria in fiorini dei prestiti in valuta estera”

Il governatore della Banca Centrale Europea (Bce), Mario Draghi, ha ammonito l'Ungheria di non costringere le banche alla conversione dei prestiti in valuta estera, che gravano sulle famiglie magiare, in fiorini. Lo scrive il sito internet del quotidiano austriaco Der Standard, attribuendo l'informazione al governatore della Banca centrale austriaca Ewald Nowotny. Secondo il capo dell'istituto centrale di Vienna, Draghi sta ponendo pressione sull'Ungheria nell'ambito dell'european systemic risk board, l'organizzazione che prende in carico i fattori d'instabilità del sistema bancario europeo.
L'Austria è particolarmente preoccupata per lo schema messo in campo in Ungheria dal governo di destra guidato dal primo ministro Viktor Orban che, per alleviare il carico sulle famiglie magiare, ha adottato delle norme per favorire la conversione dei mutui e dei prestiti in fiorini dalle valute estere in cui sono stati contratti in un momento in cui il rapporto di cambio con la moneta magiara era migliore.
Una parte importante dello stock di prestiti alle famiglie ungheresi sono in valuta estera. Il governo magiaro ha aggredito il problema imponendo alle banche l'applicazione di un tasso di cambio fisso, favorevole al debitore che voglia convertire il prestito in fiorini. Inoltre da un po’ di tempo si ventila la possibilità di un programma di conversione ancor più drastico, che obblighi le banche a effettuare la conversione.
Il timore della Bce è che questo programma di conversion e possa portare a perdite delle banche, con un impatto sulla propensione delle banche a concedere i prestiti. Alla fine della primavera, lo stock di prestiti in valuta estera ammontava a 8 miliardi di euro, secondo dati della banca nazionale magiara.
Orban, dopo aver formato il governo a budapest nel 2010, ha immediatamente vietato i prestiti in valuta estera. Lo schema di conversione applicato nella seconda metà del 2011 ha prodotto importanti perdite per le banche.
Secondo molti osservatori, l'idea di adottare uno schema di conversione vincolante, favorevole ai debitori ungheresi, è anche dovuto all'appropinquarsi delle elezioni politiche, che si dovrebbero tenere il prossimo anno.

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